05 / 02 / 2015

Alois Lageder: l’arte del vino

Intervista ad Alois Lageder: l’arte del vino from SGA Wine design on Vimeo.

Alois Lageder ha assunto la direzione dell’azienda, le cui radici risalgono al 1823, a metà degli anni Settanta; con l’aiuto della sorella Wendelgard e del cognato Luis von Dellemann, si è impegnato da subito a darle un volto diverso e una nuova posizione sul mercato. Convinto che la sua terra avesse un potenziale vinicolo ancora largamente inespresso, ha scelto la strada della qualità, acquistando nuovi appezzamenti e puntando su metodi innovativi sia nel vigneto che in cantina. Così sono nati prodotti come l’uvaggio rosso Cor Römigberg o il Löwengang Chardonnay, che hanno segnato un vero cambio di stile nel panorama vinicolo altoatesino.
Alois Lageder ha acquistato nel 1991 la Tenuta Hirschprunn, (30 ettari di vigneti e un palazzo rinascimentale), che si è così aggiunta alla Tenuta Löwengang a Magrè, nel lembo più meridionale della provincia, una tenuta con vigneti eccellenti e posizioni ideali per produrre grandi vini bianchi e vini rossi di gran corpo, come il Cabernet e il Merlot. Sempre a Magrè, nel 1995 Alois Lageder ha costruito una nuova cantina, esempio di alta tecnologia e di architettura sostenibile ed ecologica. Dai primi anni Novanta, l’azienda ha imboccato un cammino innovativo convertendo i propri vigneti gradualmente alla coltivazione biologico-dinamica.
Fedele all’approccio olistico che permea la sua filosofia d’impresa, con l’aiuto della moglie Veronika Riz, coreografa di teatro danza, e dei tre figli, Alois Lageder è promotore di iniziative legate all’arte e alla musica contemporanea all’interno dell’azienda.

Al gruppo 3
Packaging originale della linea Classici

Da oltre 150 anni profondamente radicata nel proprio territorio, è un’azienda capace di coniugare tradizione e innovazione. Uso della tecnologia più avanzata e rispetto dei criteri di sostenibilità; produzione e salvaguardia dell’ambiente: qual è il segreto per armonizzare esigenze tanto diverse?

Forse al primo impatto sembrano degli aspetti molto diversi, ma non è così. La mia esperienza mi ha insegnato che più ci siamo evoluti, più ci siamo spostati in direzioni sbagliate. Perciò innovare, oggi, vuol dire spesso tornare al passato.
Per 10 mila anni l’uomo ha coltivato la terra usando metodi in sintonia con la natura; negli ultimi 150 anni invece, con l’industrializzazione e la razionalizzazione del lavoro, secondo il mio punto di vista, si è presa una direzione sbagliata. La biodinamica ci insegna a ritornare alla base, a ritrovare il legame con la natura e a seguire le orme dei nostri avi, anche se con un approccio diverso e più efficace. Nel nostro caso, abbiamo cercato di rispettare la tradizione, ma senza fermarci al passato, prendendolo invece come punto di partenza e come base per evolverci.

Infatti il marchio Alois Lageder è oggi sinonimo di attività vitivinicola biodinamica e di approccio olistico e sostenibile: come vengono comunicati questi valori al consumatore?

Negli ultimi anni abbiamo cercato di comunicare le nostre esperienze nel mondo della biodinamica attraverso attività in loco e attraverso l’abbigliaggio della bottiglia. Abbiamo scelto di associarci a una delle istituzioni che seguono la biodinamica, Demeter, attiva sin dal 1928, cioè quattro anni dopo le lezioni di Rudolf Steiner sull’agricoltura biodinamica. Per l’importanza che attribuiamo alla trasparenza, abbiamo deciso di mettere questo marchio in evidenza sulla bottiglia: nel momento in cui “bio” è diventato un fatto di moda (e tanti si danno per bio ma non lo sono) sono convinto sia necessario dare al consumatore una garanzia, informandolo del lavoro e del controllo molto serio che si cela dietro questa certificazione. Per quanto riguarda la sostenibilità, è un concetto complesso, difficile da comunicare: per questo motivo abbiamo sempre cercato di portare in azienda più clienti possibili, per far toccare loro con mano la nostra realtà.

Al gruppo 1
Linea Masi

Bioarchitettura: anche la cantina all’interno della storica tenuta Löwengang è il risultato della volontà di dare un’unica risposta alle istanze della salvaguardia ambientale e dell’efficienza nella produzione. Quali principi hanno ispirato la sua progettazione?

Il primo progetto della cantina, che risale al ’92, non prevedeva un’attenzione particolare alla sostenibilità, che allora non era un argomento così sentito. In quel periodo però incontrai per altri motivi una persona, iniziatore dell’Ecoistituto dell’Alto Adige, a cui parlai dell’idea di costruire una nuova cantina: fu lui a sollecitarmi, motivarmi e spingermi a integrare nel progetto tutti gli accorgimenti legati alla sua sostenibilità. Così abbiamo messo da parte il primo progetto e ne abbiamo approntato un secondo: alla base c’era il ragionamento che oggi la nostra società ha la responsabilità e l’obbligo di passare alla prossima generazione un mondo che abbia preservate ancora le stesse risorse.
Il progetto era fondato su tre pilastri, innanzitutto l’uso minimale di energia. Invece di sfruttare le energie fossili per produrre calore ci siamo orientati alle energie rinnovabili (acqua, sole e biotermia). Il secondo importante obiettivo era quello di creare un ambiente bello e salutare per coloro che avrebbero lavorato in cantina, ma anche per il vino, che è un prodotto molto sensibile agli influssi esterni. Perciò abbiamo eliminato le possibili fonti di elettrosmog, puntando sull’uso di prodotti bioedili e sullo sfruttamento della termica per arieggiare gli ambienti. Il terzo intento del progetto, forse il più importante di tutti, era quello di ottenere una lavorazione dell’uva molto soffice e gentile. Perciò è stata costruita una torre di vinificazione rotonda, profonda 17 metri, dal cui punto più alto viene scaricata l’uva; a caduta, essa viene trasportata nelle varie fasi della lavorazione senza bisogno di movimento meccanico. In questo modo riusciamo a mantenere tutta la qualità che nasce in vigna: in cantina, infatti, non abbiamo la possibilità di costruire qualità, possiamo solo lavorare delicatamente l´uva ed affinare il vino per preservarla. Sempre a questo scopo abbiamo introdotto il concetto del cerchio: i vasi vinari sono posizionati in cerchio intorno al punto dove scende l’uva, al fine di minimizzare le distanze ed evitare l’uso di pompe o mezzi meccanici di trasporto.

AL gruppo 2
Packaging originale della linea Terroir

Coerentemente con l’approccio olistico che permea la filosofia d’impresa, anche l’arte e la musica contemporanea trovano ampio spazio in azienda. Quanto conta la ricerca artistica e la promozione culturale nella costruzione dell’identità aziendale e nella sua narrazione?

Inserire arte negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo è stato prima di tutto un piacere personale, mio e di mia moglie, ma anche un modo per identificare l’azienda e le persone che vi lavorano. In particolare con la mia persona: il mio approccio olistico, la mia idea sulla sostenibilità, il mio amore per l’arte, sono argomenti che rivivono nell’azienda e messaggi che essa lancia verso l’esterno.
Negli anni ‘80, con pochi altri qui in Alto Adige, abbiamo preso la strada della qualità, riducendo le rese e cercando di valorizzare il prodotto. In questo modo abbiamo creato una forte immagine, marcando anche una grossa differenza rispetto alle altre aziende locali. Poi, negli anni ’90, tutti hanno sposato l’idea della qualità, perciò la percezione del nostro profilo, così come quello degli altri, è andata leggermente affievolendosi. Allora mi sono chiesto come potevamo distinguerci, visto che la qualità non era più l’unico parametro a fare la differenza: in quel momento è nata l’idea di dare all’azienda un’individualizzazione netta e precisa attraverso l’arte.

Degustazioni e concerti presso la Vineria Paradeis e Cason Hirschprunn; visite guidate alla cantina di vinificazione e ai vigneti. Quanto è importante oggi accogliere il consumatore?

Proprio per il fatto che il nostro obiettivo consiste nel portare più persone possibili qui a Magrè, dando loro l’opportunità di vivere e conoscere da vicino la nostra realtà, la Vineria Paradeis, il luogo dove accogliamo i nostri clienti e gli ospiti provenienti da tutto il mondo, è un biglietto da visita fondamentale, che mi impegno a seguire quotidianamente. Negli ultimi anni abbiamo cercato di migliorare la nostra proposta di ospitalità offrendo non solo la possibilità di visitare le cantine, ma anche i vigneti (dove possiamo spiegare e mostrare concretamente i concetti della biodinamica) e il parco, che è parte integrante della visione olistica cui si ispira la nostra azienda.

lowengang close up
Restyling Lowengang di Tenutae Lageder

È punto fermo nella filosofia aziendale che ogni vino sia ambasciatore del proprio luogo d’origine, e che ogni singolo vigneto abbia la propria tipicità. È possibile comunicare le differenze dei vari terroir attraverso la bottiglia?

Non è facile, però comunicare le nostre diversità attraverso la bottiglia e il suo abbigliaggio è un punto importante, al quale mi sono sempre dedicato personalmente. E nel nostro partner, abbiamo trovato un interlocutore molto attento e sensibile, che prima di tutto ha cercato di capire le nostre esigenze. Vista la grossa diversità di condizioni pedoclimatiche che esistono nelle varie zone dell’Alto Adige, abbiamo un assortimento molto vasto, perciò è molto complesso riuscire a comunicare nel modo giusto tutte queste particolarità. Io oggi sono molto contento della presentazione dell’azienda, proprio perché con i nostri partner siamo riusciti a creare delle etichette molto individuali e diverse tra loro; è stata bellissima anche un’iniziativa svolta ormai dieci anni fa, che ha previsto l’intervento di artisti che hanno realizzato le etichette della linea dei Monovitigni. Perciò credo che attraverso queste etichette, se un consumatore tiene in mano la bottiglia, può vedere tante cose e capire la nostra filosofia, il nostro modo di operare.

Al cassa rarum
Cassa legno Rarum

E siamo all’ultima domanda: come abbiamo detto, la vostra produzione, per tipologie e posizionamenti, è particolarmente ricca e diversificata. Com’è stato risolto questo elevato grado di complessità?

Proprio in questi giorni stiamo nuovamente discutendo di come suddividere con trasparenza il nostro assortimento così vasto, comprendente vini di diverse qualità.
Nel punto più alto della piramide ci sono i masi, i vini della tenuta Löwengang, della tenuta Hirschprunn, del maso Römigberg e così via, che ormai da tanti anni sono coltivati in modo biodinamico, in base all’idea dell’organismo vivente che è centrale nella filosofia di Rudolf Steiner. Ad ognuno di questi vini, i più importanti da un punto di vista qualitativo, abbiamo cercato di dare una grande individualità attraverso la bottiglia e l’etichetta, perché ogni maso è un’entità, ha una sua specificità dovuta al terreno, alla posizione, all’ambiente, alla presenza di animali e di altre piante.
Poi abbiamo un livello intermedio - riassunto nella categoria i Terroir - in cui si inseriscono vini provenienti da zone molto ristrette, masi, piccole regioni, o località che sono massima espressione del loro vitigno. Infine abbiamo i Classici (Monovitigni); sono vini caratteristici del territorio, di una buona qualità ma con un prezzo accettabile, da bere tutti i giorni.
Sempre con l’aiuto, il supporto e la consulenza dei nostri partner di Bergamo, siamo riusciti a dare ad ogni vino e linea un filo conduttore, e questo credo sia molto importante. Importante perché il consumatore deve capire che prodotto ha in mano, non solo per il prezzo, ma anche per la qualità che noi diamo ad ogni singolo vino.

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Brochure e coordinati Alois Lageder

Tag Biodinamica, Brand, Global design, Intervista, Packaging, Trentino - Alto Adige, Video

1 commento

Francesco Murgia scrive il 02 / 13 / 2015 alle ore 15.02

Questa mia per testimoniare l’apprezzamento personale per l’articolo,, e per mettervi a conoscenza del fatto che da anni utilizziamo i Macerati di Inula Viscosa che autoproduciamo , anche per combattere la Plasmopara viticola ed altre crittogame.
Questo tenevo a farvi conoscere,
cordiali saluti,
Dottore agronomo Francesco Murgia

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