03 / 11 / 2017

Luigi Veronelli, il pioniere

Gino Veronelli

Tengo molto a questa intervista. Sono convinto che tutti i protagonisti dell’enogastronomia attuale, dall’ultimo food blogger fino al primo chef stellato, dovrebbero dedicare tutti i giorni un pensiero a Luigi Veronelli. Un gigante. Un uomo, un mito, una leggenda, per dirla alla Gianni Minà.

Iniziò la sua carriera negli anni ’50, giovanissimo editore, e sarà ricordato come l’ultimo a subire un rogo per aver pubblicato un libro osceno, nel 1961. Orgogliosamente anarchico per tutta la vita, ha scritto un centinaio di libri, è stato una star televisiva gastronomica 50 anni prima di Cracco & co, un polemista fenomenale, un leader di battaglie a favore dei contadini e della qualità e riconoscibilità di vino e cibo. Milanese di nascita, nella seconda parte della sua vita si è stabilito a Bergamo alta, nella grande casa di via Sudorno al Nr. 44. Tra quelle mura, per decenni, si sono discusse e prese decisioni fondamentali per la sorte del vino e di chi il vino lo produce, attraverso battaglie ancora attualissime. Ma si sono anche svolte innumerevoli degustazioni, pescando dalla mitologica cantina, che alla fine contava circa 70mila bottiglie.

Gian Arturo Rota, protagonista dell’intervista che segue, è stato al fianco di Veronelli per 20 anni, oggi ne custodisce l’importante archivio e si impegna nel mantenimento della memoria. Ha scritto, insieme a Nichi Stefi, il primo libro su di lui: “Luigi Veronelli – La vita è troppo corta per bere vini cattivi” (Giunti/Slow Food 2012), libro fondamentale per chi vuole approfondire la storia di questo straordinario personaggio. Con Alberto Capatti e Aldo Colonnetti, ha curato la mostra, allestita alla triennale di Milano e all’ex Monastero di Astino, “Luigi Veronelli, camminare la terra.”
E’ anche counselor professionista, ad orientamento psico-pedagogico.

Gino Veronelli

Luigi Veronelli è mancato nel 2004. Cosa le manca più di lui?
I suoi contrasti. La grande esperienza e i tratti d’ingenuità, durezza e dolcezza, egoismo e generosità, istinto e riflessione, solo per citarne alcuni, ma forse, mi manca di più la disinvoltura con cui li viveva.

Gianni Mura, nel necrologio che ha dedicato all’amico Gino, dice che è stato l’inventore dell’Enogastronomia. E’ d’accordo?
Non solo sono d’accordo, rinforzo: della cultura enogastronomica. Nessuno prima di lui ha compreso appieno che cibo e vino sono cultura, cioè somme di saperi e di esperienze, di comportamenti e di etica. Lui ha riabilitato e riaffermato il valore della cultura materiale: “Penso che cibi e vini buoni rendano l’uomo più contento e la vita più sorridente”.

Veronelli è stato uno studente di filosofia, un editore anarchico, una star televisiva, un innovatore nel campo della critica, uno scrittore, un fautore e leader di importanti battaglie sociali.
Come poteva convivere tutto questo in una sola persona? Qual’era il suo segreto?

Aveva doti elevate d’intelligenza e di eclettismo, oltre a una curiosità inesauribile. Il segreto: l’enorme speranza nell’Uomo. Affermava: “Coltura + cultura = progresso.

Come si manifestava la sua “anarchia”?
Con l’esasperata difesa della sua libertà d’individuo. Posso riassumerla così: “È iniquo obbedire a leggi inique”.
Alla base del suo pensare e agire, il proposito di una società più giusta. Contemplava la sovversione, ossia l’impegno di ciascuno al cambiamento, ma rifiutava la violenza.

Gino Veronelli e Gian Arturo Rota

A proposito di battaglie. Qual’era quella che considerava più importante?
Mi sento di dire che non ce n’è stata una più importante dell’altra; tutte per lui, avevano una giusta causa. Direi piuttosto che di ciascuna ha saputo cogliere l’importanza del momento storico.

E quale invece si rammaricava di aver perso?
Non poter rinunciare, nei suoi libri (di editori altri o di edizioni in proprio), alla presenza della pubblicità.

Com’era l’approccio di Luigi Veronelli nei confronti del bicchiere di vino? Intendo a livello di gestualità, riti, abitudini.
Ricordo due rituali: 1, verificava sempre, prima che il vino venisse versato, che i bicchieri fossero inodori e limpidi; 2, un boccone di pane prima di iniziare a bere vino.

Cosa si sta facendo per ricordare alle nuove generazioni l’importanza di un personaggio come Veronelli?
Un esempio di cosa si potrebbe fare: introdurre la sua figura e la sua opera nei programmi formativi ministeriali, almeno degli istituti specialistici come agraria, enologia, alberghiero etc.

La mitologica cantina di Veronelli. E’ ancora lì dove l’ha lasciata? Ci sono progetti in proposito?
Si, ancora lì, in via Sudorno. Progetti? Berle, le bottiglie…

Mi propongo subito. A proposito, c’erano bottiglie a cui Veronelli era particolarmente legato, magari per motivi sentimentali?
Era legato alle bottiglie di vino buono, vero, sincero.

Sono andato l’anno scorso in pellegrinaggio alla casa di Veronelli in Via Sudorno e ho visto che la stanno ristrutturando. Ne sa qualcosa?
Casa sua ora è proprietà di altri. Alla famiglia appartiene ancora l’edificio accanto, sotto cui appunto è la cantina.

Le due foto di apertura sono di Gianni Camocardi
www.veronelli.com

Tag Intervista, Press

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