06 / 02 / 2017

Label Art: le leggi di organizzazione dell’informazione visiva - Parte 2

Nella seconda parte di Label Art, evento voluto dall’associazione “Gli Ergonauti” e da Maria Teresa Tonutti che vede protagonisti Paolo Bernardis, ricercatore che si occupa di percezione visiva e neuroscienze cognitive presso l’Università degli Studi di Trieste, e Giacomo Bersanetti, designer e fondatore di SGA Wine Design, vengono approfonditi i principi su cui si basa il sistema percettivo di fronte ad un’informazione visiva complessa.

Quando in una scena visiva vediamo un oggetto e lo riconosciamo dandogli un nome, il nostro cervello ha prodotto, tra gli altri, una serie di processi che gli consentono di stabilire che certe parti della scena sono parti dell’oggetto, mentre altre sono parti dello sfondo o di altri oggetti.
Per esempio nella famosa immagine del cane dalmata del fotografo R. C. James, non è facile distinguere quali chiazze nere facciano parte dello sfondo e quali del cane; ma una volta individuata la silhouette è impossibile non vederla più.
Cane dalmata del fotografo R. C. James

Oppure nell’immagine del panda, il famoso logo del WWF, dove finisce la parte bianca della testa dell’animale e dove comincia lo sfondo bianco?
Panda logo WWF
E nel paradigmatico vaso di Rubin, qual è l’oggetto? Il vaso/candelabro o le due facce di profilo che si guardano?

Vaso di Rubin

Il nostro sistema percettivo utilizza dei principi o regole (dette anche leggi di segregazione/unificazione) per decidere quali parti di un’immagine fanno parte dell’oggetto e quali invece dello sfondo. Questi principi, descritti per la prima volta dallo psicologo della scuola della Gestalt Max Wertheimer (1880-1943), considerati per se stessi e a parità di altre condizioni, possono essere così riassunti: (a) principio di prossimità, gli elementi più prossimi tendono a raggrupparsi in unità; (b) principio di somiglianza, gli elementi più simili tendono a raggrupparsi in unità; (c) principio del destino comune, gli elementi che si muovono coerentemente tendono a raggrupparsi in unità; (d) principio dell’impostazione oggettiva, gli elementi uniti tendono a mantenere l’unità; (e) principio della buona continuazione, viene scelta l’organizzazione degli elementi che richiede una minor variazione nei bordi percepiti; (f) principio della chiusura, viene scelta l’organizzazione degli elementi che genera dei bordi percepiti chiusi; (g) principio dell’impostazione soggettiva, viene favorita un’organizzazione influenzata dalle conoscenze pregresse dell’osservatore.
La validità delle osservazioni di Wertheimer è stata confermata da un gran numero di osservazioni successive, utilizzando modelli probabilistici (Kubovy, 1994). La maggior parte degli studiosi di percezione oggi concorda nel ritenere che le leggi di Wertheimer funzionano perché corrispondono a regolarità statistiche dell’ambiente e degli oggetti che lo popolano.

I legami tra arte e scienza sono ben noti e affondano le origini molto lontano, basti pensare a Leonardo da Vinci, alle sue opere pittoriche ma anche ai suoi trattati di anatomia e fisiologia. Per citare un esempio dei giorni nostri, uno scienziato a me particolarmente caro, che si è anche dedicato alla pittura è Gaetano Kanizsa. Kanizsa è stato uno studioso di percezione visiva di fama internazionale, fondatore della scuola triestina, che ha dato contributi fondamentali e di ampia notorietà internazionale agli studi sulla percezione e più in generale alla psicologia dei processi cognitivi. Il “triangolo di Kanizsa” (inventato nel 1954 e divenuto un esempio ormai classico di illusione percettiva) è ritenuto una sorta di icona universale delle ricerche sulla percezione visiva.
Ma Gaetano Kanizsa fu anche sorprendente pittore, e nella pittura riversò, non senza ironia, il suo interesse per il “farsi” delle immagini, come ebbe a scrivere in occasione della sua partecipazione alla X Biennale di San Martino di Lupari, 1990*. Una app* a lui dedicata può essere scaricata da questo link: https://itunes.apple.com/it/app/kanizsapp/id1038839202?l=en&mt=8
PAOLO BERNARDIS

Seguono esempi di progetti ispirati alle leggi di organizzazione percettiva di Wertheimer.

Principio della somiglianza - progetto Cesari
Cesari - 2004

Principio della buona continuazione - progetto Michele Chiarlo
Michele Chiarlo - 2014

Principio di chiusura - progetto Cascina Castlet
Cascina Castlet - 2008

Principio dell'impostazione soggettiva - progetto Cesari
Cesari - 2010

*Dal catalogo “Moltitudine di impronte” 2002, pubblicato dalla figlia Silvia Kanizsa.
*App realizzata da Paolo Bernardis, Walter Gerbino, Carlo Fantoni, Studio trart e Provincia di Trieste.

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